Monte Sant'Angelo: Santa Maria Maggiore

Prospetto del complesso monumentale con l’abside della chiesa di S. Pietro in primo piano; sulla destra, la chiesa di Santa Maria
La fondazione
La
chiesa
di Santa Maria Maggiore è una stretta aula a tre navate, sviluppata su tre
campate poggianti su pilastri cruciformi che sostengono archi a sesto rialzato.
L’edificio attuale è coperto da volte a botte lunettata e a crociera, probabile
frutto dei rifacimenti settecenteschi, mentre originale è la cupola emisferica
sulla terza campata della navata centrale. Ritenuto da alcuni cattedrale di
Monte Sant’Angelo, l’edificio viene tradizionalmente attribuito alla committenza
del vescovo Leone, ed alla sua volontà di trasferire sulla montagna
dell’Arcangelo la lontana eco della cattedrale sipontina (almeno per quel che si pensa dell’originaria tessitura
della facciata, che si vuole riecheggiata in quella attuale). La fondazione
originaria occupò un terreno roccioso in forte pendenza, interessato
precedentemente dall’area cimiteriale di pertinenza della chiesa di S. Pietro.
Le tracce concrete della redazione dell’XI secolo potrebbero essere
rintracciabili nell’abside, nel soccorpo e nelle lesene all’interno della
facciata.
La riedificazione
Al
tempo della reggenza di Costanza d’Altavilla, madre di Federico II di Svevia, si
intraprese la ristrutturazione globale della chiesa innestando le prime
esperienze sveve sul robusto ceppo del romanico di Capitanata. Il piano di
calpestio dell’antica chiesa venne ribassato, per accentuare lo slancio dei
pilastri di sostegno e, contestualmente, l’aula venne prolungata verso valle,
sino al limite consentito dall’abside della chiesa di S. Pietro. A conclusione
dei lavori, che iniziarono nel 1198, fu realizzato il nuovo prospetto che
presumibilmente conservò il ricordo dell’impaginazione originaria (a cinque
arcate cieche su lesene, tra le quali furono sistemate preziose losanghe
con il fondo ornato da motivi floreali) arricchendosi però di un esuberante
portale dotato di un protiro pensile poggiato su grifi ed esaltato da una
particolare dovizia di pregevoli ornati. Ancora una volta, nelle forme plastiche
e nel repertorio figurativo (tanto del portale, quanto delle mensole del
cornicione e degli spioventi), emersero gli stretti rapporti culturali
intercorrenti tra la Capitanata e l’Abruzzo (filtrati probabilmente dalla
presenza del vicino monastero di Pulsano) ma anche le connessioni con esperienze
dell’area occidentale della Francia e con la produzione gerosolimitana. L’altare
fu solennemente commissionato dal canonico Luca nel 1225, mentre il cantiere
procedeva presumibilmente alla realizzazione degli arredi interni. Agli esiti
della cripta della collegiata di Foggia, ed in generale ad opere di età ormai
pienamente federiciana, dovettero invece guardare gli esecutori dei capitelli.

Affresco raffigurante San Michele Arcangelo
Più
tenacemente ancorata al repertorio figurativo bizantino (perdurante grazie alla
fedeltà ai tradizionali modi pittorici, poco aperti alle novità che investivano
invece l’architettura e le espressioni plastiche) fu invece la prima stesura
degli affreschi
di S. Maria, fedeli (nelle effigi dell’Arcangelo Michele, di San Francesco e dei Santi vescovi, e
nella scena dell’Annunciazione) a
consuetudini largamente diffuse in Capitanata nel corso del Duecento (se non
oltre). L’immagine di san Francesco
affrescata in Santa Maria Maggiore fu una tra le più
antiche conosciute nella regione, in omaggio a quella tradizione secondo la
quale il Santo visitò il santuario nel 1216, imprimendo in un sasso la croce a
tau prima di entrare nella grotta, a
ricordo della sua umile preghiera.
Un’iscrizione
sovrastante il timpano del sontuoso portale ci informa che nel 1198, regnando
Costanza imperatrice con suo figlio Federico, un sacerdote di nome Benedetto
diede inizio alla costruzione della fabbrica in onore della Vergine. Non
necessariamente dunque tale data si riferisce al portale, che verosimilmente
poté essere posto in opera solo a conclusione dei lavori della facciata, o
almeno a prospetto impostato.
Stilisticamente infatti ci troviamo di
fronte ad un contesto tardoromanico, tipico del Duecento maturo, siglato dalle
caratteristiche esuberanti dell’ornato, contraddistinto da una certa durezza di
intaglio e dall’iterazione meccanica di un repertorio decorativo diffuso. Nella
lunetta,
insieme alla Madonna in trono ed a due angeli, furono effigiate anche due figure
adoranti, nelle quali si sono voluti riconoscere l’imperatrice Costanza ed il
sacerdote Benedetto II, probabile committente della ricostruzione dell’edificio
citato nell’iscrizione.
Le sculture del portale, al pari di quelle delle mensole del cornicione e degli spioventi della chiesa, documentano gli stretti rapporti intercorsi tra Capitanata e Abruzzo tra XII e XIII secolo, mediati forse da Pulsano.
Da leggere:
Ar.
Petrucci, Cattedrali di Puglia, Bestetti, Roma
1964, pp. 41-44;
F.
Jacobs, Die Kathedrale S. Maria Icona Vetere in
Foggia. Studien zur Architektur und
Plastik des 11.-13. Jh. in
Süditalien,
Hamburg 1968, pp. 42-48;
H. u H.
Buschhausen, Die Marienkirche von Apollonia in Albanien.
Byzantiner, Normannen und Serben im Kampf um die Via Egnatia, Wien 1976, pp.
324-329;
M.S.
Calò Mariani, in Aggiornamento all’opera di Emile Bertaux, L’Art dans l’Italie Méridionale, V, Rome
1978, pp. 821-824;
L.L.
Lotti, Problemi storici e artistici relativi al
complesso di S. Pietro, della Tomba di Rotari e di S. Maria Maggiore in Monte S.
Angelo, Bari 1978;
M.S.
Calò Mariani, L’arte del Duecento in Puglia, Istituto
Bancario San Paolo, Torino 1984, pp. 32-34;
P.
Belli D'Elia, La Puglia [Italia Romanica, 8], Jaca
Book, Milano 1987, pp. 452-453;
M.S.
Calò Mariani, L'arte medievale e il Gargano, in La montagna sacra. San Michele Monte
Sant’Angelo il Gargano, a cura di G.B. Bronzini, Congedo, Galatina 1991, pp.
44 ss.;
S.
Mola, Monte Sant’Angelo. La chiesa di Santa Maria
Maggiore, in L’Angelo la Montagna il
Pellegrino. Monte Sant’Angelo e il santuario di San Michele del Gargano,
catalogo della mostra documentaria a cura di P. Belli D’Elia, Grenzi, Foggia
1999, pp. 106-111.
Le immagini che corredano questa pagina (ne sono autori Nicola Amato e Sergio Leonardi), sono tratte da volumi di Mario Adda editore, Bari.
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