Presentiamo il volto di un Gargano inedito, che fu particolarmente prediletto durante il Medioevo da monaci ed eremiti 

Le grandi abbazie

di Enza Moscaritolo

Uno degli aspetti sicuramente meno noti al grande pubblico di turisti è la ricchezza spirituale che il promontorio del Gargano ha rappresentato nei secoli, ed in particolar modo durante il Medioevo. Numerosi sono, infatti, i percorsi che attraversavano in passato le asperità di questo posto, collegando i diversi centri monastici, spalancando le porte della conoscenza e della contemplazione.

Lo storico tedesco A. Von Keysserlinghk ha definito il cammino principale, che parte da S. Leonardo di Siponto, giunge a Santa Maria di Pulsano e di qui a Monte S. Angelo, per proseguire poi verso l’abbazia di Santo Stefano alla Sperlonga e a quella di Monte Sacro, "sentiero o direttrice del discepolo di Giovanni eremita": questo antico percorso reca ancora i numerosi segni lasciati dai pellegrini e dai monaci attraverso sentieri, tratturi, boschi e masserie. Il paesaggio garganico rivela, nella sua aspra e incontaminata bellezza, queste vere e proprie oasi di pace, autentiche espressioni della sacralità della vita monastica, che può essere ammirata anche all’abbazia di Santa Maria a Mare delle Tremiti o di Santa Maria di Kalena, nel territorio di Peschici.

Resti dell'abbazia di Santa Maria di Kalena presso Peschici.

Quest’ultima venne eretta probabilmente nell’872, con una presenza di monaci basiliani, e può essere a buon diritto annoverata tra le più antiche d’Italia.

Inerpicandosi su per i ripidi sentieri ancora oggi tanti pellegrini si recano in questi luoghi sacri per ristorare l’anima e la mente dallo stress quotidiano e per ritrovarsi con se stessi, riconciliandosi con i veri valori della vita.

La grandiosità di queste costruzioni, alcune purtroppo irrimediabilmente compromesse, evoca suggestioni d’altri tempi, legate a questi centri di fraternità e di civiltà che vivevano basandosi sulla "Regula" di Benedetto da Norcia. I monaci aiutarono le genti garganiche a costruire una società migliore, improntata alla solidarietà, dedicandosi all’agricoltura, strappando letteralmente la terra da quest’ambiente aspro e selvaggio, senza dimenticare la loro costante azione di evangelizzazione in un Gargano che, a quei tempi, era ancora prevalentemente pagano.

Questi luoghi carichi di fascino per la solitudine e il silenzio che vi albergano sono oggetto di una progressiva riscoperta negli ultimi tempi, dopo l’incuria e le rovine dei secoli: un esempio significativo in questo senso è quello del sito dell’abbazia di Monte Sacro, dipendenza cassinese, uno dei più grandi e potenti insediamenti monastici di questa terra, oggetto di campagne di scavo e di studio da parte dell’Università di Bari e del "Germanishes Nationalmuseum" di Norimberga, che ha curato i lavori di consolidamento di alcune strutture.

Copyright  ©2002 Enza Moscaritolo

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