Regola capitoli 13/18

13) Il silenzio è la condizione della preghiera, dell’ascolto, del vivere permanentemente alla presenza di Dio. Il silenzio per il monaco è un bene prezioso indispensabile alla vita spirituale. Amare il silenzio, imparare a conservare il silenzio interiore sono contenuti della scuola del noviziato. Poiché siamo diseducati al silenzio ci sarà una formazione paziente e progressiva ma il valore del silenzio sarà affermato anche in spazi quotidiani, momenti liturgici, preghiere silenziose, soprattutto notturne nei momenti forti, adorazioni eucaristiche. Nelle case della fraternità si deve rispettare il clima di silenzio ma durante i pasti si parlerà perché la nostra vita di comunità di persone che vivono nel mondo, facendo lavori e con orari che ci tengono separati abbia uno spazio di convivialità, di amicizia, di condivisione. Che il silenzio non sia mai usato per coprire tensioni, divisioni, dissapori. Al di sopra di tutto, infatti, vi sia la carità, vincolo di perfezione. I fratelli e le sorelle si dicono sempre, in sincera carità, i problemi e le difficoltà che vivono nel rapporto personale. La nostra scuola di preghiera educhi noi fratelli e sorelle, a chi condividerà il nostro pregare, al silenzio adorante, contemplativo, di ascolto. Nella Messa e nella liturgia delle ore, come in ogni preghiera, lasciamo del tempo di silenzio. Per la fraternità monastica della Trinità il silenzio della preghiera è parte del carisma perché offre a chi vive nel rumore, nel disordine, nella superficialità, una via per arrivare al cuore di Dio, dell’uomo, di se stesso. Gli spazi di silenzio rendono possibile personalizzare la preghiera, appropriarsi della Parola, esprimere la propria indole, avere un colloquio intimo e personale con Dio.  


14) La nostra vita si svolge nel deserto del nostro tempo che è la città. Deserto di solitudine, tentazione, indifferenza, estraneità, nervosismo, lite, tensione, divisione, violenza. Deserto abitato da uomini e da donne che hanno fame e sete di Dio, dove Dio parla attraverso la sua creatura preferita, la propria immagine e somiglianza: l’essere umano. Nella nostra città aumentano sempre più le persone che soffrono nell’anima e nella psiche. Depressione, stress, malinconia, fragilità morale ed affettiva, paura, angoscia e panico sono i demoni del nostro tempo, del nostro deserto. La Fraternità Monastica della Trinità nasce per offrire preghiera, silenzio ed ascolto. Siamo peccatori, fragili, malati e non abbiamo la presunzione di dare soluzioni e risposte ma siamo stati scelti da Dio, amati da Lui, perdonati da Lui. Noi mettiamo quotidianamente a disposizione del prossimo il nostro tempo e la nostra vita per ascoltare chiunque abbia bisogno, desiderio, voglia di qualcuno che lo ascolti. Per noi ascoltare i fratelli e le sorelle è ascoltare Dio e fare un gesto di dono e di carità di noi stessi. Noi non diamo soluzioni ma ascoltiamo, condividiamo, consoliamo, preghiamo. Noi affidiamo a Dio nella preghiera e nella benedizione tutti coloro che incontriamo. La nostra vita, l’esperienza di Dio che facciamo, del suo Amore, della sua tenerezza, del suo perdono, della sua compassione è ciò che testimoniamo, che doniamo. La nostra risposta è Dio e la sua storia con noi. Ogni giorno i fratelli e le sorelle dedicheranno il tempo dopo il Vespro all’ascolto. Durante questo tempo indosseranno la cocolla per essere riconosciuti e per testimoniare che Dio ci ha rivestiti della Sua Misericordia e ci tiene sotto la sua protezione. I sacerdoti porteranno la stola e saranno disponibili per la confessione. Anche i fratelli e le sorelle che si mettono in ascolto sono tenuti al segreto morale su quanto verranno a sapere nei colloqui. L’atteggiamento dell’ascolto, della compassione, della misericordia e della tenerezza deve diventare sempre più l’indole, il carattere, l’abituale comportamento e dei fratelli e delle sorelle monaci diocesani della Trinità. La nostra città ha bisogno di figli e figlie della tenerezza, che siano segno di una nuova umanità nella violenza che ci circonda. Tutti coloro che ci incontrano, tutti gli esseri umani, hanno bisogno di essere amati, hanno il diritto di essere amati. Noi, uomini e donne di Dio, abbiamo il dovere di amare, di essere presenza del Dio che ha tanto amato il mondo da mandare il suo unico Figlio per salvare il mondo. E Gesù oggi, a nella nostra città, manda me, monaco e monaca. Tenerezza e gioia che attingiamo dalla preghiera e dalla vita comune. Testimoniamo che è bello e dà gioia amare Dio, essere da Lui amati ed amare il prossimo. Le nostre comunità chiedano ogni mattina nella preghiera l’esperienza della gioia che Dio dona e la capacità di donarla.   


  

15) Il monachesimo appartiene a tutte le religioni, è esperienza di ogni uomo che nello scoprire l’esistenza e la bellezza di Dio decide di vivere per Lui, nella sua signoria, nulla anteponendo all’amore di Cristo. Anche la nostra Fraternità Monastica vive questa esperienza e questa decisione.

San Benedetto da Norcia.

Questo ci unisce nella storia del monachesimo e ci mette in comunione intima, esistenziale, spirituale e cordiale con tutti gli uomini e le donne, di ogni parte del mondo, di ogni religione e di ogni chiesa che cercano Dio, lo affermano, ne sono amati e lo amano e vivono da monaci e monache, solo per Lui. Cercheremo di entrare in contatto, di vivere momenti di comunione, di condividere esperienze, di ospitare e di visitare i nostri fratelli e sorelle, monaci e monache di tutto il mondo. Il monaco è l’uomo dell'Uno, dell’unità; è segno del Regno già presente e profezia del cielo dove saremo di nuovo una nuova carità; è visibile immagine e viva esperienza che Dio solo basta. Anche all’interno della nostra Chiesa noi vogliamo essere strumenti di unità, di carità, di pace. Fra tutte le realtà che ci impegniamo ad amare e sostenere con la preghiera e condividendo il nostro carisma. Fra le persone, particolarmente i sacerdoti, offrendo luoghi (le nostre case) e tempi (preghiera, liturgia, festa, momenti conviviali). L’ecumenismo si traduce nella quotidianità nell'accoglienza, come insegna il NSP Benedetto "l’ospite sia accolto come Cristo". Vediamo ed accogliamo Gesù in ogni persona condividendo preghiera, casa, pasti e soprattutto, per noi, l’accoglienza è nel cuore. Ospitiamo nel nostro cuore e condividiamo il nostro cuore. Soprattutto la nostra accoglienza si rivolgerà agli ultimi, ai prediletti di Gesù. La povertà che accogliamo non è però solo quella della necessità economica ma anche quella spirituale, affettiva, psichica. Essere ecumenici è per noi ricostruire la grande casa, la grande famiglia dell’umanità nella pace, nell’accoglienza, nell’apertura, nell’ascolto, nel rispetto della dignità di chi ci sta di fronte.

 


 

16) Il monaco è l’uomo dell’obbedienza ad imitazione di Cristo, l’obbediente al Padre, che entrando nel mondo dice "ecco io vengo, poiché così di me è scritto, per fare la tua volontà". L’obbedienza è anzitutto alla Volontà di Dio attraverso la sua Chiesa che nella nostra città è espressa dal Vescovo. All’interno della fraternità l’obbedienza è al Priore che è il garante della fedeltà al carisma che Dio ha suscitato e che in questo Libro di Vita è espresso. Il Priore, periodicamente, riferirà al vescovo sulla vita della fraternità e si metterà in obbediente e filiale ascolto del Padre. L’obbedienza è una scelta di povertà radicale che arriva fino al non possedere più neppure sé stessi e la propria volontà. Per noi monaci che viviamo in città del nostro tempo con il mito della libertà e della ricchezza, del possesso, dell’egocentrismo, l’obbedienza diventa segno profetico e richiamo forte. Nel nostro tempo che vede nel consumismo e nel benessere l’ideale e il segno del successo nella vita noi monaci diocesani della Trinità scegliamo la povertà, l’essenzialità, la sobrietà della vita. Poveri nell’obbedienza, poveri nell’umiltà per non creare tensioni ed essere operatori di pace, poveri anche nelle scelte della vita, dello stile, del vestire, di ciò che possediamo. Condividiamo fra noi il necessario e diamo in carità ai poveri della terra parte di quanto abbiamo. Le nostre case siano segno della bellezza dell’essenzialità. Verifichiamo comunitariamente e nella direzione spirituale le nostre spese. La carità sia criterio di giudizio e di scelta. Per i sacerdoti e per i fratelli e le sorelle che si consacrano anche l’abito monastico sarà segno di povertà e della scelta dell’essenziale. L’abito è richiamo al mistero dell’Incarnazione, quando il Verbo si fece carne e si rivestì della nostra umanità. L’abito ci ricorda la tunica di Gesù che fu conservata intatta nella sua Passione. L’abito è il segno che ci richiama agli impegni che ci assumiamo davanti a Dio e ai fratelli come monaci e monache della Fraternità Monastica della Trinità. Il nostro abito consiste di una tonaca con cappuccio, dello scapolare, una cintura in vita con la corona del Rosario. Il colore è il grigio o il blu scuro. L’abito verrà consegnato alla fine del noviziato, che avrà la durata di almeno due anni, con la Professione semplice dei voti o delle promesse monastiche di obbedienza, stabilità, conversione dei costumi e di nulla anteporre all’amore di Cristo.

 


 

17) Nei primi due anni il Priore sarà anche Maestro dei Novizi coadiuvato in questo compito e nella attenzione alla vita della comunità dal Consiglio che sarà nominato da lui (in seguito ci sarà l'elezione del Consiglio). Il Consiglio è composto da un corresponsabile della formazione (Vice Maestro), dall'economo, da un responsabile per i laici, da una responsabile per le laiche, da un responsabile per i consacrati, da una responsabile per le consacrate, da un sacerdote della fraternità. Fra i membri del Consiglio sarà eletto il Segretario. Compiti e norme vengono presi dal C. J. C.. In particolare il Consiglio ammette alla Professione e verifica lo stile di vita ed anima la comunione fraterna. Il Priore è il garante del carisma e della comunione, tiene il legame con il Vescovo con incontri periodici nei quali relazione sulla vita, presenta le scelte ed ascolta il Padre con filiale obbedienza. La figura del Priore si modella su quanto la regola di N. S. P. Benedetto dice dell'Abate nel servire, nel guidare, nell'essere padre e madre di ogni fratello e sorella che cercherà, nel rispetto della libertà, di conoscere per poter accompagnare nella via della santità attraverso il metodo, il percorso, che questa povera Regola offre. Il Priore farà la sua Professione nelle mani del Vescovo quando questa Regola sarà approvata e riceverà dal Vescovo l'abito monastico, la cocolla per la preghiera e la Regola impegnandosi a viverla e farla vivere come dono che Dio fa alla nostra Chiesa particolare riconosciuto dal Padre Vescovo. Poiché siamo Fraternità Monastica inserita in una Diocesi il Vescovo è la nostra autorità, il nostro Padre, colui che riconosce l'autenticità del carisma che esprimiamo e che ci aiuta ad incarnarlo nella nostra città. Noi faremo la Professione nelle sue mani e ci mettiamo al servizio della Chiesa dove il Padre Vescovo ci indicherà. Attraverso l'obbedienza a lui noi abbiamo la pacifica certezza di obbedire al Padre. Chiediamo al Vescovo di seguirci e manifestare la sua paternità partecipando alla nostra preghiera ed alla nostra vita comune.

 


 

18) Questo libro di vita nasce a Lourdes, sotto la grotta delle apparizioni e finisce a Deliceto presso il Santuario della Consolazione passando per Valleverde, l'Incoronata e la Cattedrale di Foggia sotto lo sguardo dell'Iconavetere. Siamo la Fraternità Monastica nata in Foggia, città mariana, sorta e risorta per l'amore di Maria. Ci chiamiamo della Trinità e Maria è la prediletta Madre del Figlio di Dio, resa feconda dallo Spirito Santo, Figlia umile ed obbediente del Padre. Non esiste e non può esistere monaco o monaca che non sia innamorato di Lei e amato da Maria. Che non senta la tenerissima carezza, lo sguardo benevolo, l'amicizia forte della "Regina et Mater monachorum". Maria è il modello di tutto quello che abbiamo scritto in questa povera Regola. Maria è la Stella del mattino che guida i nostri passi sulla via della notte del mondo e delle nostre vite di morte e di peccato ed annuncia l'aurora di Cristo che viene nei nostri cuori nella nostra vita, nel mondo. Maria è Colei che nel silenzio della contemplazione e dell'ascolto nell'Annunciazione diventa feconda di Cristo. Maria è colei che mossa dalla Carità porta Gesù dentro di sé, autentica eucarestia, alla cugina Elisabetta nella Visitazione. Maria è Colei che offre il Figlio ai pastori nel Natale ed all'umanità intera, rigenerandolo nel dolore della Passione e nella gioia della Pasqua. Maria è la Madre della Comunità nell'orazione della Pentecoste. Maria ci attende nella gloria, Lei Assunta in cielo ed incoronata dalla Trinità. Mettiamo nelle purissime mani della Vergine Madre questo nostro libro di vita, la nostra vita, la nostra consacrazione. Chiediamo a Maria di darci il suo cuore puro, le sue mani sante, i suoi occhi limpidi, le sue labbra immacolate, perché noi siamo peccatori indegni ed impuri, perché lei dica i nostri nomi a Dio. Perché interceda per noi, per questa piccola povera e fragile fraternità monastica presso la Trinità. Vogliamo imparare da Maria il nostro essere monaci, camminare con lei verso il cielo sulle vie del mondo con la gioia, la pace, e l'amore di Cristo che lei ha avuto.

 

Veni Sancte Spiritus

Veni per Mariam

Amen! Alleluja!

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