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Alcuni aspetti pratici della preghiera di padre Giosuè Nella preghiera Dio impegna tutto se stesso per un dialogo damore e di amicizia, perciò noi dobbiamo prendere consapevolezza che Egli ci sta pensando, ci sta guardando, ci sta amando, sta conversando con noi.
Dobbiamo quindi ritirarci dalle cose terrene, per impegnare tutta la nostra attenzione, il nostro cuore, i nostri affetti in questo colloquio con Dio. Ce lo ha raccomandato Gesù stesso come preparazione immediata alla preghiera: "Quando vorrai pregare, entra nella tua camera e, chiusa la porta, prega il Padre tuo che è nel segreto" (Mt 6, 6). Quando Dio ci chiede di chiudere la porta prima di pregare, vuole ricordarci di separare lattività esterna, (ossia le nostre occupazioni quotidiane), dalla vita interiore: e questo va fatto per quanto riguarda il cuore, i sensi e le persone. Riguardo al cuore: è necessario che noi gettiamo via tutte le preoccupazioni, i pesi, le ansietà e i timore nel momento in cui ci mettiamo di fronte a Dio, in modo che sia possibile entrare nella pace vera. Riguardo ai sensi: siamo generalmente assillati da pensieri e da passioni che si sono fissate nella nostra mente; da immagini che hanno colpito la nostra fantasia, da parole che ci hanno detto, che abbiamo ascoltato e che memorizziamo. Occorre allora mettere, per quanto ci è possibile, nel cuore di Dio; fare una pulizia interiore; altrimenti ci tolgono la capacità di pregare e di stare di fronte a Dio. Riguardo alle persone: succede a tutti di trovarci legati agli altri; di essere emotivamente turbati dallamore verso una persona, il che ci conduce a ricercare una vicinanza fisica che ci priva della nostra indipendenza e della libertà interiore, che sono il fondamento della preghiera, dellamore per Dio; oppure possiamo essere preoccupati per le condizioni delle persone che ci sono care, per la loro salute o per il loro avvenire; oppure possiamo essere scossi da rancori, da ostilità, da disaccordi, dallodio nei confronti degli altri, a tal punto che lamarezza ci invade e ci impedisce di liberarci da pensieri malvagi e da desideri di vendetta, oppure ancora di essere preoccupati di trovare qualcuno che lodi la tua devozione, la tua "santità". In tutti questi casi chiudere la porta della tua casa significa troncare o interrompere qualsiasi rapporto che limita il tuo slancio verso Dio e che rischia di distruggere, di soffocare il tuo cuore e la tua vita interiore: "Quale vantaggio", dice Matteo 16, 26, "infatti avrà luomo se guadagnerà il mondo intero e perderà la propria anima?". Questo non significa che non dobbiamo più provare sentimenti verso noi stessi o verso gli altri, che dobbiamo troncare ogni cosa col mondo: si tratta solo di purificare il nostro sguardo interiore da tutto ciò che non crea armonia con Dio, con noi stessi e con gli altri. Dice S. Gregorio Magno: "La voce di Dio giunge al nostro cuore se ci quietiamo dalle preoccupazioni del mondo. Essa si ascolta quasi in un sonno, perché, tacendo alle cose esteriori, nel silenzio della mente, si meditano i precetti del Signore" (Mor. Lib XXIII). Sono le "orecchie del cuore" che debbono chiudersi al tumulto del mondo; e "nel segreto della mente" che occorre entrare facendo zittire le molte voci che ci circondano perché e impossibile che luomo sia diviso tra il chiasso e la voce di Dio. "È per questo che ogni eletto", dice ancora S. Gregorio, "quasi nuovo israelita, imita Mosè che comprese la parola del Signore nella sua fuga dallEgitto e nella sua peregrinazione nel deserto. Qui ebbe la grazia di salire il monte e ricevere la legge del Signore. Ma cosa è mai questo monte se non i "segreti del cuore" in quanto più ci si addentra, tanto più la voce di Dio giunge allanima?". Ma ogni uomo spirituale rientra nel segreto del suo cuore come in un tabernacolo; qui dischiude i suoi segreti più intimi a Dio, qui prende consiglio e parere del Signore. E così, ciò che nel silenzio intessuto di ascolto si apprende, viene a dirigere lazione, la nostra vita quotidiana. Perciò è necessario innanzitutto darsi un tempo per prepararsi alla preghiera, liberarci da tutto ciò che ostacola il nostro colloquio con Dio. In questo tempo è necessario anche che ci liberiamo dai dubbi e che siamo certi che Dio è presente alla nostra preghiera, ascolta le nostre parole e le nostre suppliche e accoglie con piacere il nostro dialogo. Dobbiamo anche essere convinti che Dio non è incostante come gli uomini: il suo amore è stabile e la sua promessa fedele. Una volta che Egli ha amato luomo, non cessa più di venire in suo aiuto. Talvolta con gesti di amore, altre con gesti di correzione o con labbandono, fino a portare a compimento ciò che di più caro desidera per noi: la salvezza e la felicità eterna. Non dobbiamo, dunque, fondare la nostra relazione con Dio sugli effetti e sulle sensazioni che proviamo; mediante la fede dobbiamo invece superare lambito del sensibile.
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